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STORIES – LAOS, LA TERRA DEL MILIONE DI ELEFANTI

Italiano
Boun Lea ha quindici anni, una cascata di capelli neri e lucidi gli ricopre parte della fronte e gli sfiora le spalle. Il suo viso accoglie un accenno di peluria, poca per un ragazzino della sua età, ma sufficiente per un laotiano. Ti parla timido, nel suo inglese accennato ma tenace, della sua passione per lo skateboard che tiene stretto tra il fianco e il braccio, della musica che ascolta. Ti chiede curioso dell’ Italia e della sua capitale. Pochi minuti e avverti già che la  voglia di tornare a competere con gli amici si fa più grande. Lo vedi riprendere a tormentare con la sua tavola ogni singolo muretto, gradino e marciapiede di questo ex mercato di Vientiane. Sono piccoli segnali di fermento che  l’antico centro coloniale mostra. Qualche albergo poco più esclusivo degli altri, i lavori di rifacimento della via principale e qualche passatempo dal vago sapore occidentale ti parlano di una città ancora solo toccata dalla nascente industria del turismo. Vientiane risponde flebilmente agli stimoli della sfida globale, conservando il suo aspetto e la sua indole di paese un po’ più esteso del normale, sonnolento, ancora lontano dalla parole “frenesia” e “caos”.
La “terra del milione di elefanti”, questa la traduzione del termine Laos, rimane ad oggi un territorio incontaminato, scarsamente popolato, geloso e allo stesso tempo prigioniero delle proprie tradizioni.  Il nucleo familiare resiste come centro attorno al quale si costruisce la propria  vita, impreziosita per i giovani dall’esperienza monacale in uno dei templi buddisti che ovunque si incontrano. Corsi d’acqua e risaie sono ancora le maggiori risorse del Paese in cui c’è una sola strada nazionale, in cui  se entri dal confine thailandese e vuoi raggiungere Louang Prabang, patrimonio dell’ Unesco, la via tuttora più utilizzata e veloce rimane  il Mekong. Padre severo ma giusto, ti conduce  tra i  villaggi che su di esso si affacciano, restituisce quel senso di placidità scambiata a volte per rassegnazione che leggi negli occhi dei laotiani. E rimani disorientato, appagato, sicuro che lo spirito d’oriente da queste parti lo puoi ancora respirare, custodito dal milione di elefanti.

English
Boun Lea is fifteen years old and has a sweep of shiny black hair that covers his forehead and almost touches his shoulders. There is just a hint of hair on his face – not much for someone his age, but enough for a Laotian. When he speaks, in accented English, of his love for his skateboard (that he keeps firmly tucked between his arm and his side) and of the music he listens to, he sounds shy yet determined. He is curious about Italy and its capital. After only a few minutes you realise that his desire to return to competing with his friends is increasing. You watch him use his skateboard to torment every wall, step and pavement in Vientiane’s former market. There are a few signals of activity in the old colonial town. A few hotels that are slightly more exclusive than others, some renovation works in the main street and some vaguely western kind of entertainment speak of a city that is barely touched by the budding tourism industry. Vientiane is weakly responding to the stimuli of the global challenge. Its appearance and nature – sleepy, still far removed from the words “frenetic” and “chaotic” and only slightly larger than average – have not changed. 
 The “land of a million elephants” is the translation of the word ‘Laos’. To this very day this country is an uncontaminated territory with a few inhabitants, very proud of its traditions yet trapped by them. Families are still the main hub life is built around. Everywhere there are Buddhist temples that young people can experience monastic life in. Rivers and rice fields are still the country’s main resources. There is only one national road. If you enter through the Thai border, the quickest way to reach Louand Prabang – a UNESCO World Heritage site – is the Mekong River. This severe and just father of the land leads you among the villages built on its shores. It will restore the sense of placidity that is so often mistaken for resignation in the eyes of the people of Laos. It is confusing and satisfying and assures you that, in this part of the world, you can still breathe the sprit of the East, protected by a million elephants.